La coppa di Diogene
Se posso bere colle mani a che mi serve una coppa, anche se di poco pregio?
-concetto attribuito (con diverse parole) varie volte a Diogene il Cinico
Pensavo...ma di quante cose abbiamo bisogno oggigiorno? La citazione filosofica, lo ammetto, serve anche ad elevare questo discorso un pochino, visto che si presterebbe a far compagnia ad altri famosi come "si stava meglio quando si stava peggio" e "non ci sono più le mezze stagioni" e simili frasi icastiche da nonnina al mercato (o da uomo di mezza età al bar, è lo stesso).
Si può banalizzare e dire che alla comodità ci si abitua presto e volentieri ed è indubbiamente vero, ma la vera portata diabolica della cosa non si esaurisce certo lì. La tragedia è che la nuova comodità inizia coll' essere uno sfizio o una
soluzione aggiuntiva ad un problema che prima si risolveva con meno mezzi
e finisce per essere un bisogno, un sottinteso, un "obbligatorio" "socialmente"
indotto. Pensate a quando non c'erano i cellulari. Io stesso sono sufficientemente giovane per ricordare quel periodo, il che fa anche riflettere sulla velocità vorticosa del processo. Se si usciva ci si accordava prima di uscire (saggia abitudine) e non dopo!
E finchè si era fuori si pensava a cosa e a chi stava fuori, non a chi stava a casa sua, a due chilometri da te. Oggi si potrebbe di nuovo far senza? Da un punto di vista del fatto isolato sicuramente sì, dal punto di vista delle sue implicazioni, ovvero dagli stretti legami fra di noi che tale scelta metterebbe in crisi, ne dubito. In effetti a renderci obbligatorio l'un l'altro l'utilizzo di cellulare, social networking, chat, automobile, ecc.
e in particolare di tecnologie che mutano, muoiono e si reincarnano più in fretta
delle farfalle (chi usa ancora il televideo? o lo stesso MIRC?) siamo noi, che esercitiamo spesso e senza cattiveria una discreta pressione uno sull'altro perchè chi ci sta di fronte adotti la nuova diavoleria (a volte, anzi spesso, piuttosto utile). Quando poi si da per scontato che tale mossa sia già stata fatta, è se possibile peggio: si identifica in un istante chi è sprovvisto come un non appartenente ad una pur minima comunità di riferimento perchè non in grado di frequentarne i luoghi o di recepirne le comunicazioni ("Non hai un account su Twitter? Antico!").
A questo punto mi tocca confessare che io citerò anche il filosofo di Sinope ma non sono certo lui, sono un curioso, uno che ama vedere cosa c'è in giro ma che spererebbe di poter scegliere lui se aderire o no alla nuova iniziativa compatibilmente colle sue esigenze e coi limiti che questa comporta. L'idea, piuttosto taoista a dire il vero, è di usare il vento per andare dove si vuole senza sentirsi obbligati a farsi trascinare e senza pretendere di riuscire a cambiare da soli il verso del vento.
Siamo ancora ben lontani da questo: troppi aderiscono troppo alla tecnologia e se ne servono troppo poco.
[Modificato il 6/28/2009]