Sempre a parlar del Silvio
Cosa ci sarà oggi sul mio blog? Un altro post sugli errori-orrori del partito al potere?
Cosa ci sarà oggi sul mio blog? Un altro post sugli errori-orrori del partito al potere?
Noi poveri italiani ("Rialzati Italia!" "Ma come faccio se lei è seduto sopra?"[1]) piuttosto abituati al fiume costante degli interventi politici al TG, al clima di campagna elettorale permanente dovremmo saperlo. I convegni di partito, più ancora di quelli istituzionali, richiedono di compiacere la base, di rilassare i freni inibitòri della correttezza dovuta alla carica pubblica. Il ministro non è più ministro, ma leader del PdL e la differenza si vedrebbe assai se lo stesso ministro non facesse poi, in realtà, confusione di suo.
Ecco dunque che il nostro "innovatore" preferito si fa prendere dal discorso ed esclama che, diciamolo alcuni cineasti sono "Gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino", insomma "parassiti" (parole sue) dello Stato.
Poi, grazie alla confidenza della riunione politica, si rivolge informalmente al ministro della Cultura chiedendogli testualmente di ridurre i finanziamenti pubblici.
Questo articolo non sta in "Vita da consumatore" poichè non consiglia nè parla di prodotti in particolare, è una riflessione generica. Questo titolo, lo so, è un ossimoro, poichè se da una parte usa un termine divenuto molto specifico nei rapporti commerciali, dall'altra, segretamente, la parola si porta dietro le sue nefaste connotazioni originali di "ridurre al nulla", "sfruttare", "considerare come funzionale a sè senza alcuna cura per l'origine". La mancanza di rispetto è, insomma, anche solo in quel "consumare". Penso che farò una serie di questi interventi, brevi come al solito o magari un po' più articolati, sperando che questa sbandieratissima crisi ci aiuti un po' a riflettere sul clima da cuccagna decadente anni '80 che è il caso che ci lasciamo alle spalle. (Continua)
Scusate, ma il povero profano che scrive era convinto che la privacy valesse solo a casa propria o quasi. Qui ci troviamo di fronte al caso di un (aspirante?)giornalista che "ruba" una risposta ad un politico, dunque non ad un pinco pallino ma ad uno che è già personaggio pubblico, "ruba" nel senso che registra la sua risposta senza che il politico lo sappia, probabilmente con l'intenzione di pubblicarla, ovviamente senza informare l'onorevole in questione.
Ora basta. Oltre ad essere più acido del succo di limone e più nervoso di uno a cui hanno fatto ingoiare peperoncini siciliani, mi ritrovo con uno spammer automatico (oppure tenace e monomaniaco come solo le macchine sanno essere visto che non gli pesa...) che nel giro di, saranno due settimane, mi ha mandato 37 (trentasette) trackback (ma cosa sono, poi? Mah, misteri dei blog) che pubblicizzano farmaci, credo americani, venduti via Internet "overseas".
Avviso: Argomento del post non adatto ad un pubblico che non sia come minimo adolescente
Apprendo dalla sezione televisione (ma anche un po' gossip...) di Kataweb che Mediaset ha celebrato una sorta di festa per il passaggio al digitale del gruppo televisivo.
(Segnalo che, pur non essendo strettamente nudo o porno, le immagini a cui ci si riferisce sono discutibili e a mio avviso inadatte al pubblico infantile)
Ha fatto molto rumore (ed era probabilmente calcolato) lo show in stile night club (c'è anche altro modo di far spettacolo -nota per i produttori televisivi odierni) di Laura e Cristina del Grande Fratello N (Le edizioni non si contano più)
La prima, per la gioia delle femministe, si è esibita in un sexy car wash, ovvero si è ampiamente insaponata dopo essersi messa in due pezzi. La seconda ha proposto una lap-dance, ovvero ha fatto rimbalzare l'ingombrante decolleté contro un palo. Cul-tura, signori!
Poichè chi vi scrive non è di legno ma non appartiene (ancora) interamente alla specie sus scrofa (che peraltro rispetta assai, essendo il nobile animale -involontariamente- la sua principale fonte di carne) si sono create per l'occasione due personalità, che commenteranno ora l'accaduto:
Avete presente quel gioco amichevole, minimalista, sobrio,
che aiuta l'equilibrio mentale? Ecco. Qui si parla di altro.
Vi voglio presentare, in un raro (nel senso che operazioni
del genere non sono frequenti) ma accessibile (nel senso che si trovava in giro) adattamento per PC reso possibile da ZOO Digital Publishing e Atari, uno dei miei videogiochi preferiti. Si tratta di un picchiaduro in stile anime (giapponese) della
Sammy, Guilty Gear X2 Reloaded, uscito nei megastore circa due anni fa, mi sembra.
Questo, signori, pur essendo classificato dal PEGI solo 12+, non è materiale per stomaci deboli. Intendiamoci. Niente splatter, niente o poco sangue, ma un'azione frenetica e senza mezze misure, e poi lo stile. Tutto questo lavoro è in realtà un tributo all' estetica e al senso della bellezza (o alla ostentata mancanza di esso nel senso tradizionale) del mondo hard-rock ed heavy metal qui al limite del clichè. La proposta artistica, curata nei minimi dettagli per la gioia degli estimatori, è fatta di eccessi e sarebbe banalmente definita dai critici più ordinari come "visionaria", ovvero, in questo caso, stralunata, quasi caricaturale, roboante, calcolatamente fuori misura e fiera d'esserlo.
Al primo sguardo il giocatore si chiederà dove diavolo è capitato, forse nel sogno di un rockettaro dopo una sbronza, ed è in effetti piuttosto così che vanno le cose, mentre mi par di intuire che il rockettaro in questione è il fumettista giapponese Daisuke Ishiwatari, "padre" del videogame.
I protagonisti di questa gigantesca distorsione sono, se non truci, almeno bizzarri e in alcuni casi inquietanti senza tuttavia eccedere nell' horror o nella violenza esplicita: fra i nostri possibili alter-ego troviamo un medico impazzito (e poi rinsavito per metà), un uomo-drago immortale, un ninja che fa finta di esser giapponese, un indemoniato, un aristocratico vampiro, un travestito che sembra una scolaretta, giusto per citerne alcuni dei più provocatori.
Gli effetti grafici sono nel tipico stile del Sol Levante, ovvero vietati, anzi, vietatissimi agli epilettici: lucine, fasci illuminanti, indicatori multicolori, coerentemente con una vera e propria "filosofia del sublime" (o per meglio dire del pacchiano) che ha ispirato tanto metal (per dirne una: Dragonforce) e tanti anime (alcuni design di "Punta al Top! 2", ad esempio, o il cartone di "Alexander"...sembra che MTV Italia abbia una certa predilezione- per fortuna- per queste produzioni).
La varietà di combattenti e soprattutto di mosse stupefacenti (sloga-mandibola...) è ampia e le evoluzioni più complesse, con tutti quegli sfondi colorati, danno decisamente soddisfazione. Sono presenti moltissimi elementi "segreti", che si sbloccano giocando, inclusi i due personaggi di Kliff e Justice. Il prezzo è contenuto, meno di 20 E quando io l'ho comprato, mentre non è presente - cosa tipica di queste edizioni economiche- il manuale, sostituito da un PDF a cui comunque non mancano la cura editoriale e le coloratissime, lievemente allucinate illustrazioni.
Ma la chicca si trova sotto le "opzioni", col nome fin troppo modesto di "test dell'audio" ("sound test"): tutte le musiche del gioco si possono ascoltare anche senza giocare, come si farebbe con un CD musicale...e questo è davvero un CD musicale, tanto che per gli amanti del genere oso dire che le melodie di sottofondo meritano da sole il prezzo di "Guilty Gear". Si tratta di tanti (più di dieci) ben eseguiti brani di hard-rock e metal classico strumentali, tra cui primeggiano la ritmata "Suck a Sage", la solenne e tirata "Meet Again", l'orientaleggiante "Momentary Life".
Se non lo trovate nei negozi potete provare con le versioni da console se siete fortunati possessori di PS2- PS3 (non so XBOX) o la versione più recente "Isuka", sempre edita da Atari.
Immagini, Fonti:[1] [2] e [3] screenshots dal gioco originale "Guilty Gear X2 Reloaded" variamente rielaborate e presenti in formato compresso con perdita a scopo informativo. I copyright del gioco, di personaggi e situazioni sono dei rispettivi proprietari.
[Modificato il 6/28/2009], [Modificato il 6/30/2009]
Se posso bere colle mani a che mi serve una coppa, anche se di poco pregio?
-concetto attribuito (con diverse parole) varie volte a Diogene il Cinico
Pensavo...ma di quante cose abbiamo bisogno oggigiorno? La citazione filosofica, lo ammetto, serve anche ad elevare questo discorso un pochino, visto che si presterebbe a far compagnia ad altri famosi come "si stava meglio quando si stava peggio" e "non ci sono più le mezze stagioni" e simili frasi icastiche da nonnina al mercato (o da uomo di mezza età al bar, è lo stesso).
Si può banalizzare e dire che alla comodità ci si abitua presto e volentieri ed è indubbiamente vero, ma la vera portata diabolica della cosa non si esaurisce certo lì. La tragedia è che la nuova comodità inizia coll' essere uno sfizio o una
soluzione aggiuntiva ad un problema che prima si risolveva con meno mezzi
e finisce per essere un bisogno, un sottinteso, un "obbligatorio" "socialmente"
indotto. Pensate a quando non c'erano i cellulari. Io stesso sono sufficientemente giovane per ricordare quel periodo, il che fa anche riflettere sulla velocità vorticosa del processo. Se si usciva ci si accordava prima di uscire (saggia abitudine) e non dopo!
E finchè si era fuori si pensava a cosa e a chi stava fuori, non a chi stava a casa sua, a due chilometri da te. Oggi si potrebbe di nuovo far senza? Da un punto di vista del fatto isolato sicuramente sì, dal punto di vista delle sue implicazioni, ovvero dagli stretti legami fra di noi che tale scelta metterebbe in crisi, ne dubito. In effetti a renderci obbligatorio l'un l'altro l'utilizzo di cellulare, social networking, chat, automobile, ecc.
e in particolare di tecnologie che mutano, muoiono e si reincarnano più in fretta
delle farfalle (chi usa ancora il televideo? o lo stesso MIRC?) siamo noi, che esercitiamo spesso e senza cattiveria una discreta pressione uno sull'altro perchè chi ci sta di fronte adotti la nuova diavoleria (a volte, anzi spesso, piuttosto utile). Quando poi si da per scontato che tale mossa sia già stata fatta, è se possibile peggio: si identifica in un istante chi è sprovvisto come un non appartenente ad una pur minima comunità di riferimento perchè non in grado di frequentarne i luoghi o di recepirne le comunicazioni ("Non hai un account su Twitter? Antico!").
A questo punto mi tocca confessare che io citerò anche il filosofo di Sinope ma non sono certo lui, sono un curioso, uno che ama vedere cosa c'è in giro ma che spererebbe di poter scegliere lui se aderire o no alla nuova iniziativa compatibilmente colle sue esigenze e coi limiti che questa comporta. L'idea, piuttosto taoista a dire il vero, è di usare il vento per andare dove si vuole senza sentirsi obbligati a farsi trascinare e senza pretendere di riuscire a cambiare da soli il verso del vento.
Siamo ancora ben lontani da questo: troppi aderiscono troppo alla tecnologia e se ne servono troppo poco.
[Modificato il 6/28/2009]