Ministro, lei è un intellettuale: se ne faccia una ragione
Noi poveri italiani ("Rialzati Italia!" "Ma come faccio se lei è seduto sopra?"[1]) piuttosto abituati al fiume costante degli interventi politici al TG, al clima di campagna elettorale permanente dovremmo saperlo. I convegni di partito, più ancora di quelli istituzionali, richiedono di compiacere la base, di rilassare i freni inibitòri della correttezza dovuta alla carica pubblica. Il ministro non è più ministro, ma leader del PdL e la differenza si vedrebbe assai se lo stesso ministro non facesse poi, in realtà, confusione di suo.
Ecco dunque che il nostro "innovatore" preferito si fa prendere dal discorso ed esclama che, diciamolo alcuni cineasti sono "Gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino", insomma "parassiti" (parole sue) dello Stato.
Poi, grazie alla confidenza della riunione politica, si rivolge informalmente al ministro della Cultura chiedendogli testualmente di ridurre i finanziamenti pubblici.
Riportato così, pacatamente, dal giornale, sembra poco più che un'ordinaria polemica.Ma, integrandolo con tutta una serie di interventi del ministro e dello stesso on. Berlusconi, in genere caratterizzati da un rispetto e una sensibilità degni di un carrarmato Abrams, e con la visione in TV, l'impressione è ben diversa.
Il volto tondo, chiuso e arcigno del ministro si contrae mentre alza enfaticamente la voce quando, in climax, esclama: "Andare a la-vo-ra-re" introducendo un'argomentazione e dei riferimenti "culturali" in perfetto "padrone-delle-ferriere-style".
Se poi ci sono, tra gli elettori, dei "coglioni"[2] che si permettono di essere tanto stupidi da non votare PdL; tra la stampa e in televisione dei "farabutti"[3]; in pubblica amministrazione e tra i pubblici dipendenti (inclusi quelli che fan cultura?) dei "fannulloni"[4] il quadro è completo.
C'è, sotteso, un distinguo tra lavoro produttivo, utile, manuale, la cui consegenza è il profitto e un lavoro intellettuale, sterile, vacuo, va da sè senza profitto e dunque indegno del pubblico soldo.
Nessuno che rammenti al ministro che il finanziamento pubblico non è necessariamente un investimento, anzi che lo Stato non può ragionare come il privato ed è suo dovere fornire di mezzi proprio ciò che va al di la' del blockbuster ed è povero, per così dire, di costituzione. Tralasciando il fatto che poi, come ricorda Michele Placido, la forza di alcuni di questi film è tale da renderli redditizi comunque. Nessuno che glielo dica. Anzi applaudono. Il leader dal palco alza la testa, si irrigidisce e tuona la sua secca conclusione e parte lo scroscio. Un copione già visto.
Ma ora vorrei rivolgermi a lei, on. Brunetta,
lei è una persona istruita, un laureat in Economia,
un ministro della Repubblica: veda di non prenderci in giro!
Sentendo le sue parole, improntate ad un pragmatismo gretto e feroce,
sembra che per lei gli unici impieghi dignitosi siano quelli legati a lavori manuali, alla produzione, all'imprenditoria.
Perchè allora non ha fondato una sua azienda (la mitica "fabbrichètta") così da far crescere il PIL direttamente, di persona. No, ha scelto un lavoro di concetto, ha preferito essere un docente e poi un politico, il cui lavoro vede grandi responsabilità ma nessun profitto immediato.
Lei non è "andato a lavorare", ministro: lei parla da un palco, lei pensa, lei interviene, lei organizza.In una parola, lei è in tutto e per tutto parte di un'elite, poco importa se, per calcolo, decide di buttarla sul sanguinoso credendo che il popolo adori le sue tirate splatter:alla base di tutto non ci sono le sue mani, nè i suoi investimenti e capitali, ma il suo cervello.
Se oggi, dopo una sofferta introspezione, ha cambiato idea e pensa che dare importanza a tale organo sia snobismo detestabile la invito a farsi assumere seduta stante in azienda, possibilmente con un lavoro di quelli che ama lei, ad esempio il metalmeccanico, ma anche il contabile o il manager vanno bene (purchè non pubblici, è chiaro, quelli son disfattisti) e rinnegare ogni suo scritto non tecnico inclusi quelli dell'attività politica. Essi sono infatti frutto di un suo imperdonabile errore giovanile, vani tentativi di rincorrer sogni prima di accettare questa Unica Realtà, prima di diventarne l'araldo, tristi documenti di un sè stesso che oggi lei rinnega di fronte agli Italiani.
Se invece così non pensa, in luogo di una parte considerevole della sua vita, le basterà ammettere lo sbaglio e rinnegare quest'ultimo discorso.
Fonti:
[1] Tema di diverse vignette satiriche sul Primo Ministro
[2] Riportato su: Il Corriere della Sera
[3] Riportato su: Valdelsa.net
[Modificato il 9/26/2009] , [Modificato il 9/27/2009]